c/o Sede Segreteria e Direzione Didattica Nazionale dell'Associazione Italiana Reiki
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Il presente corso formativo si pone come obbiettivo la trasmissione delle informazioni relative al metodo Bluegreen.
Si rivolge a persone che già lo hanno collaudato e persone che ancora lo devono conoscere.
Il metodo Bluegreen prevede la risoluzione di problemi psicosomatici contingenti e, al tempo stesso, l’inizio di un maturazione personale che conduca allo sviluppo di un’attitudine presente, in forma diversa, in ognuno di noi. Attitudine che ci renda capaci di interagire con parti del nostro corpo che troppo spesso abbiamo vissuto in modo passivo. Si inizierà così a colmare un distacco che , soprattutto nel mondo occidentale, cresce irreversibilmente rendendo impossibile ciò che in realtà potrebbe non esserlo: l’AUTOGUARIGIONE.
Il primo passo sarà l’acquisizione, da parte dell’utente, di una nuova consapevolezza. La consapevolezza è fondamentale per trasformare capacità potenziali in effettive. Comprendere profondamente di saper fare qualcosa. Qualcosa che fino a quel momento appariva semplicemente impossibile.
La storia del nostro pianeta ci insegna inoltre come tendere verso un obiettivo porti poi inevitabilmente a raggiungere l’obiettivo stesso. Il percorso evolutivo delle giraffe ne è un chiaro esempio. Il loro tendere verso i rami più alti le ha portate a sviluppare un collo più lungo e versatile. Allo stesso modo, se noi tenderemo verso lo sviluppo di nuove potenzialità che ci rendano capaci di risolvere ogni tipo di malessere, inevitabilmente presto o tardi le ritroveremo all’interno del nostro patrimonio genetico.
Le patologie, di qualunque natura esse siano, diventano troppo spesso problematiche a noi estranee, totalmente svincolate dalla nostra volontà. La loro risoluzione viene affidata a terze persone. A loro chiederemo di guarirci a prescindere dalle nostre intenzioni, a prescindere dalla nostra reale volontà di guarire. Senza considerare quindi che la malattia molto spesso affonda le proprie radici nelle aree più remote dell’ inconscio.
E’ indispensabile invertire questa tendenza e creare un approccio del tutto nuovo, capace di affiancarsi, a quello attuale (medicina, chirurgia, farmacologia ecc) senza mai ostacolarlo proponendosi come possibile valore aggiunto.
L’obbiettivo rimane quindi il ripristino di un dialogo efficace con il proprio corpo. In grado di rimediare a situazioni di malessere di qualsiasi natura. Il fine ultimo è il ritorno a sè.
Ma perché il tragitto abbia inizio occorre, come già sottolineato, essere consapevoli di poterlo fare. Difficilmente potremo muovere un arto se non abbiamo la consapevolezza che quel gesto rientra tra le nostre possibilità.
Ovviamente i risultati ottenibili saranno dipendenti da due fattori:
- il tempo sin qui impiegato
- le attitudini legate alla soggettività di ciascun individuo.
L’esperienza ci ha mostrato come persone assolutamente nuove a qualsiasi tipo di metodo “alternativo”, mostrassero in realtà delle capacità del tutto inaspettate. Riuscissero a raggiungere risultati per altre persone del tutto fuori portata. Ovviamente la soggettività gioca un ruolo primario in un percorso che ha come obbiettivo il ritorno a sè.
L’Occidente , da diversi anni ormai, sta lasciando penetrare nella propria cultura, nuove filosofie di vita. Metodi e usanze, tendenzialmente importate dalla cultura Orientale, che vogliono dare alle persone una valida alternativa, in diversi ambiti della vita (salute, filosofia, religione). Tutto questo non ha fatto altro che ampliare i nostri orizzonti e creare in alcuni di noi una sorta di predisposizione innata. Come se l’evoluzione stesse in realtà già facendo delle scelte con il preciso intento di premiare strategie ritenute vincenti.
Negli ultimi dieci anni di attività abbiamo osservato come le potenzialità stiano crescendo di pari passo con il progredire delle generazioni. I bambini riescono ogni volta a stupirci realizzando piccoli miracoli con una naturalezza disarmante.
A prescindere dalle scelte che la natura possa effettuare è importante comunque credere in sè qui ed ora così da poter influenzare attivamente l’evolversi degli eventi.
L’intero processo di ricerca di una efficiente metodo auto curativo, trova delle significative analogie con la dialettica di un noto filosofo tedesco vissuto a cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, Georg Wilhelm Friedrich Hegel.
Hegel, nel corso della sua esistenza, si destreggiò tra le più svariate tematiche andando ad osservare tutti i più importanti fenomeni dell’esistenza. Proprio questa sua osservazione universale gli diede la possibilità di scorgere la reale natura delle cose. Egli fu abilissimo poi nel sintetizzarla in quella che fu, con ogni probabilità, la sua teoria più riuscita.
Stabilì che ogni evento per poter giungere ad uno stato di sublimazione e per poter seguire un percorso di crescita debba articolarsi attraverso tre momenti:
1) l'essere-in-sé (la cosa nella sua natura iniziale, come nasce)
2) l'essere-altro o essere-fuori-di-sé (la cosa trasforma la propria natura per diventare tutto ciò che prima non era)
3) il ritorno a sé o essere-in-sé-e-per-sé. (la cosa ritorna alla propria natura iniziale con la consapevolezza di tutto ciò che esiste fuori da sé. Sublimazione. Comprendere a fondo se stessi e le cose fuori di sè)
Questa tripartizione risultava adattabile a qualsiasi tipo di evento. Poteva ottenere il suo compimento una volta raggiunto il terzo momento oppure poteva ripetersi, anche all’infinito, là dove fosse stato necessario.
Vediamo quindi quali sono i punti di contatto tra la filosofia Hegeliana ed un’auspicabile cammino evolutivo.
L’essere in sè - L’uomo, per la cura dei più svariati malanni, è partito dal sé. Agiva in totale autonomia per fronteggiare sintomi che solo lui poteva comprendere completamente. Spesso risultava complesso, comunicare in maniera esauriente il proprio malessere. Tramite rimedi primitivi e non sempre troppo efficaci cercava di migliorare la propria condizione.
L’essere fuori di sé – L’uomo inizia un percorso che nel corso degli anni lo porterà ad esternalizzare sempre di più la cura della propria salute fisica. Si parte da stregoni e sciamani, i quali univano la cura del corpo alla cura dello spirito per arrivare poi, intorno al 1000 a.C., presso la civiltà Babilonese, ai primi medici conosciuti. Sono le basi queste per la creazione di una scienza che rivoluzionerà il mondo. I benefici furono subito tangibili e crebbero in maniera esponenziale nel corso della storia.
La medicina, come oggi la conosciamo, si afferma prepotentemente declassando, soprattutto nella cultura Occidentale, altri tipi di intervento a soluzioni secondarie dall’incerta efficacia. La strada porta inesorabilmente ad un allontanamento dal sé. L’impotenza di fronte a sintomatologie, nate spesso da contorti processi psicosomatici, aumenta a dismisura.
L’essere in sé e per sé – L’uomo dà origine ad un’inversione di tendenza radicale. Un ritorno al sé con tutta la consapevolezza di cui la medicina ci ha arricchito. Ritornare padroni della propria fisicità. Arrivare ad una condizione primitiva con competenze anatomiche, mediche, fisiche, biologhe e scientifiche molto approfondite. Si tratta di sviluppare un’abilità ritenuta fino ad oggi irraggiungibile. Essere in grado di auto guarirsi instaurando un dialogo con ogni parte del proprio corpo.
Muoviamo oggi i primi passi in questa direzione, i risultati cresceranno con il tempo. In negativo, tuttavia, aumentiamo continuamente il nostro potenziale auto distruttivo. La psicosomatica cerca di fronteggiare una crescita continua di patologie legate a disturbi psico emotivi.
Ma perché sviluppare tendenze così poco vantaggiose?
Una prima motivazione è indubbiamente da ricercarsi nella predisposizione innata a notare e memorizzare eventi prevalentemente negativi etichettando il resto dell’esistenza, fatta eccezione per i momenti estremamente positivi, come normale. Normale in una società consumistica ed insaziabile è sinonimo di superfluo, non degno di nota, quindi da scartare. In realtà in quel normale vanno catalogati tutti quei momenti in cui la nostra condizione di salute era buona e il nostro stato emotivo quieto.
Ovviamente il nostro organismo, tenderà a riprodurre, stati precedentemente memorizzati. Se la banca dati da cui dovrà attingere sarà composta da alcuni momenti positivi ed un numero consistente di eventi negativi allora, secondo le leggi della statistica, si tenderà a far emergere malanni sempre più ricorrenti e continuamente rafforzati. Delle vere e proprie coazioni a ripetere che daranno vita a problematiche croniche e specifiche per ogni singolo individuo. Ad ognuno il proprio acciacco.
Emerge la necessità di rivalutare un concetto cardine della cultura Orientale, il qui ed ora. Dare una maggior rilevanza al momento presente cercando di coglierne tutti gli aspetti positivi. Anche quelli che possono sembrare superflui o non rilevanti. In questo modo sarà più semplice richiamarli all’attenzione nei momenti di difficoltà nel tentativo di riattivarli.
Il processo autolesionistico in atto trova rinforzo nel sempre più disarmante distacco tra mente e corpo. Ormai due realtà tra loro estranee. Due coinquilini che non sanno più come poter comunicare e di conseguenza non sono più in grado di collaborare.
Mai come oggi appare decisiva la creazione di un dialogo mente-corpo biunivoco e a 360 gradi. In grado di curare, guarire, risolvere, in grado di riconsegnarci il comando su noi stessi. Un’autorità che ci spetta di diritto.
Il ripristino di una comunicazione efficiente con il proprio organismo è direttamente subordinato alla creazione di un codice di linguaggio valido ed universale. In grado di metterci in comunicazione con organi da sempre considerati, erroneamente, svincolati dalla nostra volontà. Per identificarlo, ci siamo basati, su alcune recenti scoperte scientifiche, e sugli effetti dell’interazione tra due elementi indispensabili per la vita: l’acqua e la luce.
LUCE
Elemento noto e ampliamente studiato. Molto si sa delle sua natura e delle sue dinamiche. Ciononostante attualmente stanno affiorando sbalorditive novità relativamente al ruolo da essa esercitato nell’universo e a proposito di come interagisca con i cicli vitali del nostro pianeta. Si ritiene possa rappresentare un punto d’unione tra il micro e il macro cosmo. Tra l’infinitamente grande e l’ infinitamente piccolo.
La luce è la porzione di spettro elettromagnetico visibile dall’occhio umano ed approssimativamente compresa tra 400 e 700 nm (nm= nanometro=Un milionesimo di millimetro) di lunghezza d’onda. Appare bianca ma, come scoperto da Newton, può essere scomposta in sette colori fondamentali (rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco,viola) ognuno dei quali avente una specifica lunghezza d’onda. Abbiamo quindi il rosso per le lunghezze d’onda più ampie e il viola per quelle invece più brevi. Nel mezzo vengono collocati gli altri 5 colori.
Conosciamo la sua importanza nella regolazione dei ritmi biologici. Il sole ci fornisce continuamente informazioni da cui non possiamo prescindere. Una non corretta ed equilibrata esposizione solare può provocare serie ripercussioni sullo stato di benessere psico fisico di un individuo. Recenti studi hanno evidenziato come sia constatabile una forte correlazione tra irradiazione solare e incremento di depressione e numero di suicidi. Nelle carceri italiane, per esempio il numero di suicidi risulta di 21 volte superiore alla media nazionale. L’aumento del numero di detenuti e il conseguente sovraffollamento hanno causato un deterioramento delle condizioni di detenzione. In molti casi le persone sono state costrette in celle interne alla struttura, prive così di sbocchi diretti verso l’esterno. L’esposizione solare in questi punti risulta minima. Le conseguenze purtroppo non si sono fatte attendere.
Come se non bastasse sta sempre più affermandosi l’isolamento come efficace strumento di punizione. I reclusi, posti in anguste e oscure celle, subiscono repentini crolli emotivi seguiti da un grave stato di malessere generale. La privazione della luce viene quindi utilizzata come mezzo lecito per piegare le ultime riluttanze di uomini reticenti.
Recentemente si sta cercando di comprendere una gravosa problematica che da diversi anni affligge la popolazione della Valtellina. Stupenda area geografica tristemente nota per l’elevatissimo tasso di suicidi, il più alto in Italia. Varie sono state le possibili motivazioni prese in considerazione. Tuttavia esaminando delle semplici cartografie, indicanti l’irradiazione solare annua su tutta la nostra penisola, non si potrà fare a meno di notare come la Valtellina si distingua per essere la zona più “buia d’Italia”. Il sole colpisce direttamente le cime delle montagne lasciando alle popolate vallate soltanto una debole luce riflessa per gran parte della giornata. Lo stesso accostamento può essere esteso alle aree che occupano il secondo ed il terzo posto di questa triste classifica: il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia. Se ampliamo poi l’osservazione spostandoci sul continente Europeo e successivamente al mondo, ad esclusione di quei territori in cui vi sono delicate condizioni sociopolitiche, noteremo come il fattore luce e il tasso di suicidi crescano in modo direttamente proporzionale.
Francia, Islanda, Austria, Repubblica Ceca, Finlandia, Belgio, Polonia, Svizzera e come loro tanti altri. Tutti paesi apparentemente “normali” con un allarmante questione da risolvere.
Appare evidente come la luce solare influenzi continuamente il nostro organismo. La sua rilevanza è inconfutabile. Tuttavia le nostre conoscenze relativamente a questa continuativa interazione rimangono ancora limitate. Un importante contributo nel tentativo di colmare questa lacuna è giunto dal fisico tedesco, di fama ormai mondiale, Fritz Albert Popp. Le sue conoscenze nella fisica delle radiazioni ed in biofisica gli permisero di osservare con competenza il modo in cui gli organismi viventi assorbissero le irradiazioni elettromagnetiche e successivamente la rielaborassero. Capì che un elemento da cui non si poteva in alcun modo prescindere doveva necessariamente svolgere una funzione determinante.
Utilizzando complessi strumenti capaci di rilevare debolissime emanazioni luminose, Popp notò come gli esseri viventi fossero in grado di emettere luce. La ricerca venne effettuata prima sulle piante e successivamente sugli esseri umani. I risultati furono i medesimi e permisero a Popp di giungere alla conclusione che tutti gli organismi viventi assorbono luce e successivamente la riemettono sotto forma di biofotoni. Radiazioni elettromagnetiche debolissime la cui intensità è paragonabile a quella di una candela osservata da 7 chilometri di distanza.
Il fisico tedesco riscontrò come le radiazioni emesse, oltre ad essere perfette e coerenti, avessero differenti lunghezze d’onda a seconda dell’area del corpo presa in esame. A differenti lunghezze d’onda corrispondono differenti frequenze e conseguentemente differenti colori.
La ricerca di una valida motivazione per queste perpetue e coerenti emissioni di luce spinse Popp a cimentarsi in un nuovo importante esperimento. Era indispensabile trovare delle risposte ai tanti dubbi che le ricerche, fino a quel momento effettuate, avevano generato.
Prese due cellule, una sana ed una malata, e le pose all’interno di un contenitore totalmente trasparente che impedisse ogni tipo di contatto biologico. Erano infatti separate da un vetro trasparente ed ermeticamente isolate.
Dopo alcune ore osservò come inspiegabilmente la cellula sana tendesse ad ammalarsi subendo un contagio apparentemente non possibile.
L’esperimento fu ripetuto. Il vetro divisore trasparente fu però sostituito con un vetro oscurato, in grado di impedire totalmente qualsiasi potenziale passaggio di luce. In questo secondo tentativo le cellule conservavano la propria condizione mantenendosi una sana ed una malata.
Cominciò a concretizzarsi la convinzione secondo cui le cellule utilizzavano deboli emissioni di biofotoni per comunicare tra loro. Per scambiarsi importanti informazioni ancora tutte da decifrare. Informazioni aventi un ruolo di primaria importanza nella riproduzione cellulare e nella gestione delle reazioni chimiche intracellulari. Ogni organo, ogni parte del corpo possedeva una propria frequenza coerente e perfetta che poneva tutte le relative cellule in risonanza tra loro.
Il passo successivo fu esaminare i possibili riscontri di tale teoria in campo biomedico. Le patologie prese in considerazione furono diverse. I risultati più rilevanti arrivarono dallo studio effettuato su differenti masse tumorali. Fu subito evidente come in tali condizioni il segnale elettromagnetico risultasse totalmente sballato o in alcuni casi addirittura assente. L’organo sofferente poteva spegnersi o al contrario emettere dei segnali incoerenti e molto più intensi da interpretarsi come una segnalazione d’allarme, una disperata richiesta d’aiuto. La perdita di un segnale coerente interveniva nella riproduzione cellulare dando vita a carcinomi apparentemente indistruttibili, poiché continuamente capaci di auto clonarsi. Il reale nemico venne quindi identificato, non tanto nel tumore stesso, ma nell’errata comunicazione intracellulare. Per evitare che il problema potesse ripresentarsi bisognava rieducare l’organismo a comunicare in modo corretto.
Il Dna si rivelò determinate nella rielaborazione dei segnali. Quest’ultimo mostrò una inattesa predisposizione a comportarsi come un’antenna in grado di catturare ed emettere onde elettromagnetiche. In questo modo affiancava ad informazioni chimiche, specifiche istruzioni e direttive.
Inutile dire quanto queste teorie divisero e dividono ancora oggi il mondo scientifico. Troppi interessi, poco pertinenti con la semplice ricerca, offuscano le menti non permettono una chiarezza di fondo che potrebbe consegnarci risvolti e risultati preziosi. Si potrebbero aprire scenari del tutto nuovi, in grado di fornirci risposte a quesiti da troppo tempo irrisolti.
ACQUA
Poco conosciamo di questo elemento di cui troppo spesso, tendiamo a trascurare l’immensa importanza e le illimitate potenzialità.
Indispensabile perché la vita, così come la intendiamo, possa continuare ad esistere. L’uomo ha continuamente bisogno di acqua, e in caso di una drastica privazione il decesso sarebbe inesorabilmente rapido. Conseguenza inevitabile se considerato che il corpo umano è composto per il 99% da molecole d’acqua.
Costituisce il 75% del nostro pianeta. Nonostante tutta questa abbondanza, la sua distribuzione, è fortemente disomogenea ed ha seguito pedissequamente le dinamiche dell’economia mondiale. Nei luoghi in cui abbonda, il suo prezzo contenuto, la fa apparire erroneamente banale e scontata. Incapace, ormai da troppi anni, di stupire. Mai opinione fu più inesatta.
L’acqua, da vent’anni a questa parte sta stupendo e dividendo il mondo scientifico. A scoperte sensazionali sono succedute aspre polemiche che hanno determinato un’inevitabile quanto irreversibile rottura.
Tutto ha avuto inizio con un medico immunologo Parigino: Jacques Benveniste (1935 – 2004). Laureato in medicina, dopo aver esercitato in alcuni ospedali parigini, si è dedicato alla ricerca biomedica. Fù autore di circa 300 pubblicazioni su riviste internazionali, di cui 26 sul “Journal of immunology”.
Nel 1988, pubblicò gli sconcertanti risultati delle ricerche riguardanti la “memoria dell’acqua”. Benveniste tramite molteplici esperimenti ,cercò di dimostrare come l’acqua fosse in grado di acquisire delle informazioni, conservarle per una quantità di tempo rilevante e trasferirle all’organismo con cui sarebbe successivamente entrata in relazione. L’acqua, venuta a contatto e mescolata di volta in volta con differenti composti chimici, veniva diluita fino a ritornare ad essere semplice acqua. Non vi era più traccia, chimicamente significativa, del composto utilizzato. Successivamente si poteva osservare come quel semplice insieme di molecole H2O conservasse proprietà simili all’elemento con cui era precedentemente entrata in contatto. Lo stesso Benveniste incredulo disse: “è un po’ come se uno buttasse le chiavi della propria auto nella Senna e poi raccogliesse dell’acqua a Le Havre per fare uno stampo delle chiavi con cui riavviare il motore”. Fu subito chiaro quanto questa scoperta potesse rappresentare l’inizio di una svolta epocale. Sarebbe stato possibile, per esempio creare tramite diluizione, dei farmaci simili a quelli attualmente utilizzati, con l’unica differenza che sarebbero stati composti solo ed esclusivamente da acqua. Quindi niente più controindicazioni e sgradevoli effetti collaterali. Niente più spese folli per potersi curare.
La scoperta destò scalpore e divise immediatamente il mondo scientifico. Le conclusioni a cui Benveniste era giunto potevano rappresentare una grave minaccia. In tempi brevissimi venne istituita un’indagine che si premurasse di verificare la veridicità e l’attendibilità degli esperimenti sino a quel momento effettuati dall’immunologo francese. L’obbiettivo dei tre scrutatori incaricati fu screditare ed invalidare la ricerca effettuata. Con mezzi che lo stesso Benveniste definì poco leciti ed in linea con un clima da “caccia alle streghe” riuscirono nel loro intento.
Il mondo,tuttavia, aveva ormai appreso una nuova possibile verità. Anche dopo la scomparsa di Benveniste, le ricerche e gli esperimenti non cessarono. Scienziati in tutto il mondo dedicarono buona parte del proprio tempo per approfondire e consolidare le teorie relative alla memoria dell’acqua. Illustri elementi del panorama accademico Italiano tra i quali Emilio Del Giudice, Roberto Germano, Giuseppe Vitiello, Vittorio Elia, Alberto Tedeschi hanno dato e continuano a dare un grandissimo contributo.
Proprio nell’ambito di questi recenti studi emerge una scoperta a dir poco sensazionale. Scienziati dell’International Institute of Biophysics di Neuss in collaborazione con alcuni colleghi austriaci e con l’italianissimo Emilio Del Giudice (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) hanno osservato come due quantitativi variabili d’acqua, caricati elettricamente in modo da riprodurre condizioni analoghe a quelle presenti all’interno degli organismi viventi, giunti ad un certa distanza tendano ad unirsi creando un ponte sospeso visibile ad occhi nudo. Questo ponte sarebbe in grado di favorire le reazioni chimiche e le comunicazioni tra cellule.
Le potenzialità di questo stupefacente fenomeno sono ancora tutte da svelare. E’ comunque ormai accertato che l’acqua, una volta introdotta all’interno di un organismo, vada a costituire una complessa ed estesa struttura reticolare fondamentale per il corretto svolgimento di tutte le funzioni biologiche.
Bere molta acqua è stato identificato come una delle più efficaci forme di prevenzione contro qualsiasi malattia. Nonostante ciò le persone faticano a cogliere l’importanza di questo semplice gesto. Troppe sono ancora oggi le persone che dimenticandosi di bere creano uno stato di perenne disidratazione. Condizione che dà inevitabilmente vita ad un forte deterioramento biologico.
L’acqua fornisce materiale indispensabile per ricostruire continuamente il nostro corpo dal principio. Tutta la nostra struttura può essere continuamente rinnovata. Ma senza acqua il tutto diviene più complesso. L’invecchiamento sopraggiungerà molto più rapidamente.
Un nuovo codice di linguaggio
Tramite l’analisi dell’elemento luce siamo riusciti ad identificare un codice di linguaggio universale che ci permetta di comunicare efficientemente con il nostro corpo. Il colore.
Abbiamo inoltre compreso come l’acqua, una volta penetrata al nostro interno, vada a costituire una struttura reticolare, avente il preciso compito di creare una comoda via per il passaggio di segnali luminosi. Il ponte d’acqua stabilisce un punto di contatto in grado di amplificare il segnale e renderlo coerente favorendo in questo modo l’interazione.
Cominciano a diffondersi in tutto il mondo vecchi e nuovi metodi di cura avvalorati e sostenuti dalle sopracitate teorie. Si cerca quindi, mediante diversi tipi di approcci, di ripristinare il corretto segnale laddove fosse stato interrotto o disturbato.
L’antichissima cromoterapia, subisce un forte rinnovamento e inizia a basare i propri interventi anche sulle recenti dottrine . Sulla base di specifiche sintomatologie si decide di somministrare un colore dall’esterno con la precisa finalità di ripristinare segnali corretti. I colori vengono selezionati dal terapeuta e proposti al paziente in varie modalità. Tra queste ne ricordiamo alcune: la cromo puntura (concentrare un’irradiazione luminosa colorata nei punti energetici del corpo), bagno di colore (irradiare con uno specifico colore tutto il corpo al fine di determinare una completa rigenerazione cellulare) e il bagno cromatico in acqua (eseguire un vero e proprio bagno in acqua irradiata con un determinato colore).
La magnetoterapia sfrutta invece l’effetto di precisi campi magnetici per inviare informazioni a zone che presentano particolari problematiche. L’intento quindi potrebbe essere quello di correggere frequenze non coerenti oppure attivare processi sopiti. Sta acquisendo una crescente popolarità nella cura di articolazioni e ossa. Sembra infatti sia in grado di attivare la ricostruzione ossea nei punti in cui quest’ultima appare lenta o del tutto bloccata. Tramite un particolare strumento è possibile individuare le zone critiche. A questo punto si potrà intervenire in due modi. Si potrà decidere di rafforzare l’emissione negativa (interferenza costruttiva) aiutando così il sistema ad individuarla molto più velocemente e conseguentemente ad eliminarla. Oppure si cercherà di annullare l’irradiazione anomala mediante una identica ma inversa (irradiazione distruttiva).
Segue gli stessi principi utilizzando però mezzi diversi la laserterapia. Il laser rappresenta una delle poche, se non l’unica, fonte elettromagnetica in grado di emettere onde coerenti e perfette molto simili a quelle riscontrabili in natura. Anche in questo caso il laser viene utilizzato per rieducare e ripristinare schemi alterati o distrutti.
Parliamo infine dell’ipertermia. Una terapia fisica innovativa che consiste nell'imporre ad una determinata parte del corpo un ciclo termico accurato e specifico per quella parte del corpo e per il tipo di patologia. Il riscaldamento desiderato è ottenuto con l'applicazione di energia elettromagnetica che viene irradiata in direzione ortogonale alla superficie del corpo, con il campo elettrico prevalentemente parallelo agli strati dei tessuti. Trova indicazione in molte patologie della colonna vertebrale, fra cui il colpo della strega, per i suoi assunti biologici che si esplicano sul metabolismo, sulla circolazione e sulla muscolatura.
Sono queste, soltanto alcune tra le tantissime novità presenti ad oggi. Tutte ancora in fase di crescita e di continua sperimentazione. La finalità rimane ovviamente quella di fornire un valido strumento di supporto e in casi non troppo problematici, un’alternativa alla medicina tradizionale.
Il metodo Bluegreen
Il metodo Bluegreen va ad accostarsi a quelli sopra citati apportando però delle piccole ma sostanziali differenze. Il fine ultimo rimane il ritorno a sè e la riconquista di una totale autonomia. Niente più sostanze e niente più intermediari ma soltanto una guida che saprà farsi da parte nel momento in cui i progressi effettuati ed una consapevolezza sempre più consolidata renderanno la persona pronta. Vincoli e dipendenze non possono e non devono più esistere. L’affiancamento avrà una durata variabile e dipendente dalle potenzialità, e ovviamente dalla volontà, di ciascuno. La volontà è il punto di partenza perché l’impossibile ritorni possibile.
Bluegreen si divide in tre momenti distinti ognuno dei quali è stato sperimentato, nel corso degli anni, da diverse centinaia di persone. Compito della guida è stato e sarà appunto cogliere similitudini, differenze, punti di contatto per cercare di creare un metodo di intervento arricchito da consigli e delucidazioni. L’insieme di testimonianze ci ha permesso di decifrare eventi nuovi e fino ad oggi poco studiati.
Costo Seminario €. 60.00
Centro Reiki Milano Sito a cura del Master Reiki Gianluigi Costa.
Presidente e
Responsabile Didattico Nazionale dell'Associazione Italiana Reiki.
Seminari e Corsi a: Milano, Roma, Torino e Palermo..
P.I. 04662100967
Centro Amoreiki - c/o Associazione Italiana Reiki via Teocrito 50, ingresso da via Cirenei 10, Milano
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Nel mese di luglio 2006 la nostra associazione (Associazione Italiana
Reiki) ha fatto una scelta importante per il Reiki in Italia, questa scelta e stata determinata
dall’incontro con il Maestro Hyakuten Inamoto. Il quale ci ha onorato della sua presenza e ci ha
trasmesso gran parte degli insegnamenti tradizionali giapponesi. L’altro evento significativo è
avvenuto alla fine del 2000, anno in cui sono giunti in Italia gli insegnamenti
del Maestro Hiroshi Doi, master Reiki iniziato al Reiki occidentale e successivamente membro della
Usui Reiki Ryoho Gakkai (la scuola Reiki fondata da Usui Sensei).
Dal mese di settembre 2006, abbiamo deciso di insegnare solamente il Reiki Tradizionale Giapponese.
Abbiamo inserito tutte le tecniche che in occidente non erano mai arrivate prima, Reiju
(Armonizzazioni/iniziazioni) compresi. Inoltre abbiamo scremato tutte le tecniche Reiki occidentali
(inventate in occidente), quindi non tradizionali.
Le tecniche Reiki insegnate oggi dalla nostra associazione sono quanto di più vicino all’origine si
possa trovare oggi in Italia e probabilmente in occidente.
I nostri seminari di Reiki sono una fusione armonica degli insegnamenti tradizionali portati avanti
dalla Komyo Reiki Kai (scuola Reiki tradizionale del Maestro Rev. Hyakuten Inamoto) e della Gendai
Reiki (scuola Tradizionale del Maestro Hiroshi Doi. Quando in questo sito viene utilizzata la parola “Guarigione”
o suoi sinonimi, devono essere interpretati come felicità, pace, armonia, guarigione spirituale.
Eventuali miglioramenti dello stato fisico andranno interpretati come un possibile effetto di questo ritrovato stato di armonia. L'operatore
Reiki non è un medico. In nessun caso può prescrivere o sconsigliare l’uso di farmaci, cure o
terapie.