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La danza è sempre stata parte fondamentale della mia vita. Da quando ero piccola e volteggiavo ogni pomeriggio nel salone fingendomi una Star, sino a quando, da adulta, ho creato un’associazione con l’obiettivo di diffondere la danza contemporanea americana in Italia. Sono inoltre sempre stata attratta da materie spirituali e danze sacre venendo in contatto con vari gruppi di discipline esoteriche e praticando la meditazione.
In Sicilia riuscivo a conciliare i miei interessi personali con un altro tipo di lavoro ma, giunta a Milano dove ho fatto un’esperienza di 3 anni come Manager all’interno di un’azienda multinazionale, a causa di una concomitanza di fattori tra cui stress, ritmi eccessivamente veloci, solitudine e variazione climatica, ho perso me stessa, ho trascurato gli spazi interiori che usualmente mi davano pace e felicità, tra cui rientra la danza stessa.
Ho cominciato a poco a poco a sentirmi triste, a somatizzare l’ansia sino a percepire un dolore al cuore che attraeva costantemente la mia attenzione. Ero stufa di fare sempre quello che m’imponevano gli altri; a lavoro compiti ben assegnati, nei corsi di danza classica le sequenze del maestro, nelle mie lezioni di danza contemporanea gli esercizi prestabiliti dallo stile.. tutto era talmente schematizzato da farmi sentire solo un robot. Per non parlare del timing: impegni da rispettare in orari precisi tutti concatenati tra loro.. altro che Sicilia dove spesso la giornata si divide in prima mattinata, tarda mattinata, dopo pranzo, pomeriggio, sera e dopo cena con orari per gli appuntamenti molto orientativi (il ritardo di mezz’ora rientra nella norma..). La vita a Milano mi sembrava solo una tabella di marcia e la bravura stava nel rispettare i tempi, le scadenze. Ma Io dov’ero? Percepivo un senso di morte interiore dell’anima..
Un giorno, appena sdraiata nel letto, sentì di nuovo tristezza e dolore al cuore e ricominciai, con la solita ipocondria che aveva caratterizzato quei 3 anni di vita milanese, a pensare che mi sarebbe venuto un infarto. Appena osservai che stavo per rientrare in un vortice di negatività, decisi di interrompere quel circolo vizioso di ossessioni, mi alzai, misi la musica di Amma (detta la Santa dell’abbraccio, donna con un potenziale d’amore infinito) e cominciai a danzare con dei veli. Alla fine del cd (42 minuti di musica orientale) provai una gioia immensa, sparirono tutte le preoccupazioni per il futuro, vidi chiaramente come ero stata sino ad allora identificata con quei pensieri, capì l’importanza del momento presente.. mi sentì colma d’amore. Voltandomi verso il poster di Amma, mi sembrò che mi sorridesse, come se con soddisfazione mi volesse dire: “ecco, finalmente hai capito a cosa è servito il tuo disagio, adesso va e diffondi questa gioia ritrovata...”. Fu una luce che durò poco, ma talmente potente da illuminare il sentiero che avrei seguito, mi permise di vedere e di lavorare per strutturare la danza meditativa in modo che potesse essere condivisa con altre persone; e da allora grazie al contributo di tutti coloro che liberamente si sono interessati e hanno apprezzato gli incontri organizzati, vado avanti nella diffusione della stessa.. nella speranza che questo tipo di danza possa essere un piccolo faro che aiuti le persone a trovare un po’ di benessere psicofisico e spirituale..
Meditazione: cosa significa
Da anni mi occupo di meditazione.. spesso la gente pensa che meditare significhi stare in silenzio a pensare.. In realtà non è proprio così. La meditazione porta l’essere umano in uno stato di NON- Mente, in cui tutto sembra essere connesso, il mondo interiore con la Realtà spirituale più alta. Quando si medita, si diventa osservatori, testimoni del proprio mondo.. all’inizio ci si può scoraggiare perché si prende consapevolezza di quanto la nostra vita, la nostra mente sia invasa da pensieri, preoccupazioni, emozioni negative o positive che siano; ma non bisogna giudicare negativamente questo stato di “riempimento”.. solo osservarlo e come dice Osho, assistere al passaggio di pensieri come fossero nuvole che scorrono in un cielo azzurro; continuando a meditare quelle nuvole diventeranno sempre di meno e lo spazio vuoto tra una nuvola e l’altra andrà aumentando sempre più.. ed è proprio quel vuoto, quello spazio senza tempo, che rende sacra la meditazione. In quel momento regna solo la presenza, in quel momento si è in contatto col proprio Sé e ci si sente avvolti da una pace e beatitudine infinita. Ci si rende conto di non essere il proprio corpo, di non essere quei pensieri, ma di essere altro di là del corpo e dei pensieri, e per un attimo anche il concetto di morte cambia..
Ci sono varie metodiche che aiutano a raggiungere questa dimensione; possono essere statiche o dinamiche. Io le pratico entrambe, ma amando la danza e il movimento, prediligo quelle dinamiche.
Meditazione dinamica
Ho frequentato vari tipi di meditazione dinamica, tra cui i principali sono: le meditazioni di Osho (India 1931-1990) ed i movimenti di George I. Gurdjieff (nato ad Aleksandropol nel 1877 città turca poi conquistata dalla Russia- morto a Parigi nel 1949). Si tratta di mistici contemporanei che hanno dedicato la vita al risveglio della consapevolezza traendo dalla profondità della saggezza orientale insegnamenti che si adattano e possono essere ben recepiti anche dal mondo occidentale.
In tutte le scuole e discipline orientali il corpo è considerato una porta d’accesso alla propria interiorità e controllare il corpo è solo il primo passo per imparare a controllare la propria vita e non farsi trascinare dagli eventi esteriori, dalla casualità perdendo la propria direzione.
Nella meditazione statica, per esempio imparare a stare immobili per un determinato periodo, nonostante eventi fastidiosi come può essere il ronzio di una mosca o un prurito, è un ottimo esercizio per sviluppare la volontà, la capacità di controllare Se stessi.
Anche le meditazioni dinamiche insegnano a controllare il corpo, ma utilizzando il movimento e con vari esercizi insegnano a lasciarsi andare alla vita, con attenzione.. non inducono alla rigidità ma ad’apertura reale, che consenta di diventare sempre più consapevoli.
Tra le meditazioni dinamiche possiamo distinguere quelle catartiche, molto utilizzate da Osho, che con una danza e movimenti liberatori, permettono di buttare fuori emozioni, pensieri, tensioni, di svuotarsi, per poi avere accesso con più facilità al proprio mondo interiore, al silenzio; e quelle che invece tendono a portare immediatamente in uno stato di presenza, come i movimenti di Gurdjieff; questi costringono la mente ad una concentrazione per coordinare il corpo senza la quale l’errore sarebbe inevitabile, ma nello stesso tempo a lasciarsi andare con un’apertura che permette ad un’energia più grande di passare e quasi condurre il corpo stesso. Secondo Gurdjieff le tre parti fondamentali dell’uomo mente, corpo e sfera emotiva devono agire contemporaneamente affinché si possa manifestare una presenza reale. Ne deriva un’esattezza esteriore, una precisione e una purezza di movimenti difficili da trovare in altre forme di danza.
Nella danza meditativa, ho ripreso il metodo della danza liberatorio-catartica per approdare alla fine a una meditazione statica. In ogni fase comunque viene richiesto di mantenersi osservatori di Sé, testimoni dei propri meccanismi interiori.
All’interno della meditazione danzata, ho inserito esercizi orientali (i cinque tibetani) che sono molto potenti nel riattivare l’energia, agendo anche sui punti più sensibili del corpo in cui questa può essere più o meno bloccata:
i chakra.
CINQUE TIBETANI
Si tratta di cinque esercizi molto semplici che i monaci tibetani tramandavano in segreto solo ad allievi scelti, come elisir vitale, una misteriosa porta per accedere alla longevità e alla fonte della giovinezza e del benessere. Oggi sono molto diffusi, esistono libri e dvd che ne parlano. Sono esercizi che non solo rinforzano la muscolatura interna ed esterna, ma vanno ad agire anche sugli organi interni sbloccando l’energia, rivitalizzando tutte le cellule del corpo. Praticati col giusto atteggiamento, aprono la strada verso il cuore e schiudono le porte su orizzonti inaspettati.
Nell’esecuzione dei cinque tibetani si deve sempre coordinare la respirazione ; essa è il nostro ritmico battito vitale che come un pendolo collega il mondo esterno con il mondo interno. Inspirare significa volgersi alla vita, assorbire energia, espirare significa lasciare andare, cedere. Respirare consapevolmente permette di esserci. Si dovrebbe cominciare col praticare ogni posizione tre volte e ogni settimana aggiungerne due sino a ventuno. La prima volta che li ho eseguiti mi sono sentita così carica che ho camminato ore per smaltire l’energia che sentivo di aver accumulato. Agire, muovermi, era una necessità. Di seguito riporto la descrizione di questi semplici esercizi.
Primo Tibetano: consiste nel girare su se stessi verso destra, in senso orario, con ginocchia un po’ flesse, braccia orizzontali, respirando, allungandosi verso l’alto e visualizzando una spirale col corpo. Si consiglia di fissare lo sguardo su un punto dritto davanti a voi all’altezza degli occhi e mantenerlo il più possibile mentre il corpo comincia a girare.
Secondo Tibetano: a terra in posizione supina: inspirando si sollevano le gambe tese mentre il mento va verso il petto; espirando si abbassano contemporaneamente testa e gambe.
Terzo Tibetano: in ginocchio sul pavimento tenendo il corpo eretto. Le ginocchia sono parallele e discoste l’una dall’altra, le dita dei piedi sono flesse. Le mani nella parte posteriore delle cosce dove iniziano i glutei.
Inspirando si porta indietro la nuca, aprendo leggermente la bocca, cuore al cielo; espirando s’inclina la testa in avanti, mento al petto.
Quarto Tibetano: si comincia stando seduti, gambe distese, busto dritto, mani vicino al corpo; inspirando si spinge il bacino in alto in modo da creare un ponte, testa dietro, bocca aperta, mascella rilassata; si contraggono brevemente tutti i muscoli del corpo; espirando si torna nella posizione iniziale, rilasciando e distendendo i muscoli.
Quinto Tibetano: distesi con il viso rivolto a terra; mani all’altezza del torace e piedi a terra, dita flesse. Inspirando si solleva il corpo partendo dal bacino in modo da formare una V capovolta spingendo la schiena e i talloni a terra, mento verso lo sterno (posizione del cane); espirando si abbassa il bacino, arcuando la schiena e flettendo all’indietro la testa (posizione del cobra), bocca aperta, mascella rilassata; si ritorna nella posizione di partenza.
Per prevenire la compressione nella regione lombare si consiglia di contrarre la muscolatura dei glutei, durante la posizione del cobra.
Oltre ai cinque tibetani esiste un sesto esercizio detto:
il Sesto segreto, che è uno straordinario completamento dei Cinque tibetani. E’ consigliato ai monaci che vivono nella condizione di celibato per controllare la sessualità e per evitare eiaculazioni superflue. Il sesto segreto è idoneo sia a praticare l’astinenza sia a imparare a godere della sessualità, ad essere pronti ad ascoltare la propria energia sessuale come una chiave d’accesso alla gioia di vivere e all’estasi. E’ idoneo per unire cuore e corpo. Ciò significa divenire uno, fondersi con se stessi, all’interno del corpo. L’unico accorgimento consiste nel non essere sessualmente attivi alcune ore prima e dopo l’esercizio.
In piedi con la schiena dritta, i piedi all’incirca 10 cm l’uno dall’altro; le mani sono poggiate ai fianchi. Inspirare prontamente. Espirando lentamente dalla bocca sussurrare una O sommessa; piegare il tronco in avanti, piegare le ginocchia sostenendosi con le mani sui femori, mento sullo sterno. In questa posizione trattenere il respiro fin quando si può, ventre ritratto. Si contrae la muscolatura della zona del perineo, traendola verso l’interno e verso l’alto.
Si ritorna nella posizione eretta, mani sui fianchi. Si respira due, tre volte normalmente e si ripete questo esercizio da tre a cinque volte sempre intervallato da respirazioni normali.
I cinque tibetani sono molto di più di una ginnastica perché oltre a migliorare la condizione di forma corporea esteriore, determinano anche un benessere psichico e spirituale. Gli esercizi producono un “rilassamento dinamico” che porta in seguito, dopo una pratica regolare, al cosiddetto “dinamismo rilassato” nella vita quotidiana. Aumentano la distribuzione del nostro ormone della felicità: l’endorfina, che accresce il benessere e migliora il morale. Inoltre agiscono stimolando l’apertura dei chakra. (Rif. Bibliografico: “I cinque tibetani per realizzare l’intelligenza del cuore” di Maruscha Magyarosy)
CHAKRA
I chakra sono punti del corpo da cui si ha un maggiore scambio di energia con l’esterno. Possono essere visualizzati come dei vortici a forma di cono con la punta verso il corpo umano. Si dice che se girano in senso orario sono aperti, se girano in senso antiorario, sono chiusi. I principali sono sette e si trovano lungo la colonna vertebrale. I chakra assorbono l’energia universale, la scompongono e quindi la convogliano lungo i canali energetici, chiamati nadi, fino al sistema nervoso, alle ghiandole endocrine e poi al sangue che ha la funzione di nutrire i tessuti.
Collocazione e funzione dei chakra:
1° chakra - base: è il chakra della radice, si trova nell’area del perineo, tra l’ano ed i genitali;è associato alla terra; influisce sulla ghiandola surrenale; presiede colonna vertebrale e reni; l’organo corrispondente è il naso, la sua funzione sensoriale l’olfatto. Il colore è un rosso acceso. E’ associato alla quantità di energia fisica, a una solida fiducia, in relazione con la terra e con il mondo materiale, alla stabilità e all’affermazione della forza.
2° chakra -sacrale: ha sede circa 4 dita sotto l’ombelico; è associato all’elemento acqua e al senso del gusto; influisce sulle gonadi; presiede al sistema riproduttivo; il colore è un luminoso arancione; è connesso con la qualità dell’amore che la persona può provare per individui del sesso opposto, con il piacere sessuale. Tuttavia l’orgasmo fisico completo richiede che tutti i centri siano aperti. E’ connesso anche con la creatività e l’entusiasmo.
3° chakra – plesso solare: si trova circa due dita sopra l’ombelico; è associato all’elemento fuoco; influisce sul pancreas; presiede a stomaco, fegato, cistifellea, sistema nervoso; la sua funzione sensoriale è la vista; il colore è giallo tendente all’arancione. E’ associato al senso di piacere che deriva dalla consapevolezza profonda del proprio posto nell’universo. Se è aperto, la persona avrà una vita emotiva piena e soddisfacente, mostrerà autorità e potenza, forza e saggezza. Se chiuso l’individuo blocca il proprio sentimento, talvolta non sente nulla.
4° chakra – cuore: ha sede proprio al centro dello sterno ed è associato all’elemento aria; la sua funzione sensoriale è il tatto attraverso la pelle; i suoi colori sono il verde, il rosa e l’oro. Influisce sul timo; presiede cuore, sangue, nervo vago, sistema circolatorio; è il centro attraverso il quale amiamo; da questo centro partono cordoni energetici che si connettono con il centro del cuore delle altre persone. Se è chiuso, si percepisce l’universo come luogo ostile.
5° chakra – gola: ha sede tra la fossa della gola e la laringe; è associato all’elemento etere; la sua funzione sensoriale è l’udito; il colore è il celeste; influisce sulla tiroide e le sue funzioni ormonali; presiede bronchi, corde vocali, polmoni, esofago. Compiti vitali del quinto chakra sono: comunicazione, manifestazione creativa, apertura, ampiezza, indipendenza, senso di responsabilità.
6° chakra – terzo occhio: ha sede un dito sopra la radice del naso, circa due dita dietro la fronte. Tutti i sensi sono associati al terzo occhio, incluse le percezioni soprasensoriali. E’ al centro della chiaroveggenza. Influisce sull’ipofisi; presiede la parte inferiore del cervello, occhio sinistro, orecchie, naso, sistema nervoso. I suoi colori sono l’indaco e il viola. E’ associato all’intuizione, all’acutezza, alla forza spirituale, alla volontà e alla capacità di visualizzare e comprendere concetti mentali, inclusa la concezione che il soggetto ha della realtà, del mondo e delle probabili risposte che avrà da esso. Se ruota in senso antiorario la persona avrà idee confuse, spesso negative e sentimenti instabili.
7° chakra – sommità cranio: ha sede al centro della sommità della testa; influisce sull’epifisi; presiede la parte superiore del cervello e l’occhio destro. Il colore è un bianco brillante; ma anche l’oro o il viola; rivela la connessione della persona con la propria spiritualità e la completezza del suo essere. L’individuo sente un senso d’interezza, pace e di fiducia e ha chiaro il senso della sua esistenza; ha una diretta visione interiore in unione con la coscienza universale.
E’ importante aprire i chakra e aumentare il nostro flusso energetico, perché più energia lasciamo circolare più sani siamo. La malattia è provocata da squilibri o da blocchi nel flusso energetico; l’individuo non aperto altera le sue percezioni e attutisce i suoi sentimenti, non vivendo in maniera libera e piena. Comunque lo stato dei chakra varia sempre in funzione delle esperienze che viviamo; se in un determinato periodo percepiamo blocchi in certi livelli del corpo, non vuol dire che siamo sempre stati in quella condizione o che non ce ne libereremo più. Viviamo in continua evoluzione e cambiamento, per cui anche lo stato dei chakra può cambiare di giorno in giorno.
Esistono degli esercizi fisici che stimolano l’apertura dei chakra. Sono già contemplati all’interno dei cinque tibetani; inoltre nella danza meditativa ho prestato particolare attenzione a sollecitare l’apertura dei chakra aggiungendo altri esercizi, differenti, che ne potenziano il buon funzionamento.
AURA
La parte aperta dei chakra è rivolta verso lo strato del campo aurico che circonda il corpo in cui sono collocati. Mi spiego meglio. Il campo energetico umano o aura, può essere descritto come un corpo luminoso che circonda e compenetra il corpo fisico. I ricercatori (del gruppo di Valorie Hunt) hanno evidenziato come questo campo energetico sia composto da particelle minuscole, ancora più piccole dell’atomo e come sembri avere un movimento fluido. Sembra che si trovi in uno stato intermedio tra energia e materia.
In base alle osservazioni compiute i ricercatori hanno elaborato modelli teorici nei quali l’aura è divisa in diversi strati detti anche corpi. Questi sono costituiti di una sostanza sempre più sottile man mano che si procede verso l’esterno rispetto al corpo fisico, e le loro vibrazioni rivelano frequenze progressivamente più alte. L’aura può essere vista e attraverso l’aura è possibile agire sul corpo fisico, con tecniche d’imposizione delle mani come la pranoterapia, e di visualizzazione. Nella danza meditativa ho inserito tecniche di visualizzazione e pulizia dell’aura attraverso l’uso di veli, che tendono a purificare corpo, mente e spirito dell’individuo.
(Rif. Bibliografico: “ Mani di luce di Barbara Ann Brennan”, terapeuta americana)
IL POTERE DELLA VISUALIZZAZIONE
Grazie alla scoperta del potere della visualizzazione sono riuscita a superare un periodo molto difficile della mia vita. Anni fa, infatti, ogni sera nel dormiveglia mi affioravano immagini di incidenti, cadute con gravi ferite nelle gambe e perdite di sangue. Erano sempre diverse, ma sempre traumatiche, non sapevo se fossero premonizioni o altro; so solo che influenzavano il mio umore e mi angosciavano; ero arrivata al punto che avevo paura di addormentarmi perché sapevo che mi sarebbe apparsa qualche immagine terribile.
Una notte ebbi la visione di due rombi, uno interno all’altro e dopo qualche giorno trovai un libro con quest’immagine in copertina; era il libro di Ursula Markham dal titolo: “Visualizzazione, immagini per dominare la realtà”. L’autrice spiega come la visualizzazione si basi su un’immaginazione che coinvolga tutti i sensi, non solo la vista. Grazie alla visualizzazione di situazioni nel modo in cui vorremmo che si svolgessero, si possono superare ostacoli, blocchi psicologici e a volte persino malattie.
Nel libro è specificato come in caso d’immagini negative che invadono la mente quel che non si deve fare è tentare di scacciare queste immagini con forza o far finta che non esistano. Al contrario si devono accogliere, incorporare e sconfiggere, dimostrando così che non hanno potere. Se quindi un’immagine negativa compare bisogna prolungarla visualizzando il finale che più ci aggrada; inoltre afferma che è possibile dirigere anche i propri sogni, cosa che mi sembrava molto difficile poiché nella sfera onirica entra in gioco l’inconscio. Volli credere in questa possibilità. Misi subito in pratica quanto scritto nel libro: rilassamento prima di addormentarmi e soprattutto la tecnica di prolungare consapevolmente la visione che si presentava in modo da renderla ridicola e gioiosa.... per cui se “vedevo” un incidente, prolungavo quell’immagine come se avvenisse all’interno di un film in cui ero una delle attrici: il sangue era solo salsa di pomodoro e con gli altri attori giocavamo a tirarcelo in faccia ridendo e scherzando.
L’angoscia passò e quelle brutte visioni sparirono in pochi giorni. Scoprì quindi che persino nello stadio di dormiveglia abbiamo il potere di controllare la mente, per cui non ebbi difficoltà a credere che da svegli potremmo imparare a eliminare i pensieri negativi grazie a questa tecnica.
Sono rimasta sorpresa nel leggere a luglio 2010, un articolo sul quotidiano Repubblica dal titolo: “Basta con gli incubi, il sogno si può guidare” che rivela la stessa tecnica. Infatti, afferma che negli Usa gli scienziati hanno messo a punto una terapia per eliminare le visioni shoccanti durante il sonno. Si tratta di immaginare da svegli la stessa trama, ma in positivo, cancellando gli aspetti negativi e violenti. L’articolo riporta: “Sta guidando a folle velocità per le strade di una grande città e un essere raccapricciante, con dei bulbi oculari giganti, la insegue ed è sempre più vicino. È un sogno, ovviamente. Emily Gurule, 50 anni, insegnante, lo ha raccontato al dottor Barry Krakow. Barry Krakow è il fondatore della P. T. S. D. Sleep Clinic presso il Maimonides Sleep Arts and Sciences ad Albuquerque, esperto nello studio degli incubi. Ma lui non le ha chiesto di provare a interpretarlo. Semplicemente, l'ha invitata a sognare ancora. "Si concentri qualche minuto, chiuda gli occhi e modifichi il sogno come vuole". E l'automobile nera diventa una Cadillac bianca, che viaggia a velocità moderata, senza essere inseguita. I bulbi oculari diventano bolle di sapone che si librano placide in cielo. "Ecco, è un nuovo sogno", prosegue Krakow. "Quello brutto è laggiù", dice indicando l'altro lato della stanza. "Non ci interessa più ormai, ora ci occupiamo del sogno nuovo".
Questa tecnica, utilizzata a paziente sveglio, si chiama scripting o dream mastery, sceneggiatura o gestione del sogno, e fa parte della imagery rehearsal therapy (IRT), ripetizione immaginativa, che Krakow ha ideato, assieme ad altri, per curare le persone soggette ad incubi”.
In pratica questa tecnica si avvale dello stesso principio che avevo sperimentato nel dormiveglia; l’unica differenza consiste nel fatto che in questo caso il paziente è sollecitato da sveglio a rivivere l’incubo e trasformarlo, io lo facevo nel momento stesso in cui mi si presentava nel dormiveglia, ma il principio è identico: accogliere e trasformare.
La visualizzazione ha senza dubbio, un forte valore terapeutico come dimostrato dal fatto che è utilizzata da molti operatori del benessere, nell’allenamento di importanti squadre sportive, da molti psicoterapeuti per curare ferite del passato e preparare anche ad affrontare eventi futuri.
Credendo fortemente in questo metodo di guarigione, ho deciso di inserire tecniche di visualizzazione nella danza meditativa: fuoriuscita delle emozioni negative, trasformazione delle stesse, pulizia dell’aura con i veli, immersione in una bolla di luce.. come riportato in dettaglio in seguito.
Uno dei primi riscontri avuti è stato che ad una ragazza è scomparso il dolore al collo subito dopo aver applicato la “pulizia dell’aura con i veli”. E’ stata una delle prime prove dell’efficacia del metodo: la mente crea. Ma è importante non trascurare, in questa concezione individualista, l’intuizione della presenza di qualcosa di più grande che tutto pervade; si chiami Dio, Energia, gli si attribuiscano i nomi che si preferiscono; se ci si avvicina a questa pratica con un senso di umiltà e spiritualità riconoscendo sempre la superiorità di questa energia creatrice che pervade il mondo, il potere della danza meditativa cresce ulteriormente; il movimento acquista un altro sapore. L’uomo deve tentare di sviluppare una volontà, deve imparare a controllare la propria macchina, i meccanismi della propria mente, ma non può dimenticare di sottomettersi umilmente a una volontà più grande, che qualsiasi cosa ha previsto per il nostro destino, di nostro gradimento o meno, lo ha fatto per garantire l’evoluzione della nostra anima.
LE SETTE FASI DELLA DANZA MEDITATIVA
Durata totale: un’ora e 15 minuti
Superamento delle inibizioni: osservazione e attenzione
La premessa per eseguire questa meditazione è l’eliminazione del giudizio e dell’autocritica; è necessario superare le proprie inibizioni, timidezze e pregiudizi; non si danza per essere giudicati ma per dare voce all’anima! Si è in gruppo non per giudicare quel che fanno gli altri, ma perché, pur essendo ognuno solo nel suo percorso individuale, il gruppo crea una sinergia che potenzia il lavoro su di sé.
Dovrebbe essere naturale essere se stessi e invece non siamo più abituati a fare qualcosa senza sentirci osservati, ripresi o acclamati ed è per questo che spesso perdiamo di vista la nostra spontaneità, la nostra essenza.
La danza meditativa, se ci si lascia andare, permette di ritrovare una parte profonda di sé che spesso, nella quotidianità, è repressa.
Inoltre durante tutto il percorso guidato è importante mantenersi osservatori di se stessi, di ciò che capita nel proprio corpo, nella propria mente e parte emozionale, insomma nel proprio mondo interiore anche se a volte si vedono cose di se stessi che non piacciono, che preferiremmo non scoprire. Ma essere testimoni di ciò che accade, è già un lavoro sufficiente; non è necessario voler subito cambiare le cose.. il cambiamento avverrà spontaneamente dopo una pratica costante della meditazione.
E’ richiesto un attento sguardo verso ciò che succede anche per evitare di forzare punti “deboli” del corpo che poi potrebbero dolere. E’ necessario che ognuno, conoscendo i propri limiti, sia responsabile del proprio benessere, non esagerando col movimento e fermandosi se reputa necessario. Al giorno d’oggi, con la mancanza di attività fisica che caratterizza la vita di questa società, un punto debole per la maggior parte delle persone, è la colonna vertebrale. Quindi ognuno deve prestare un attento ascolto alla voce del proprio corpo e non stimolare eccessivamente la colonna con movimenti inconsulti.
1^ fase: contatto con Sé e lo spazio circostante - 1° tibetano
In questa fase si prende coscienza del proprio corpo e della sua relazione con lo spazio circostante. Si comincia oscillando con gli occhi chiusi e osservando come il peso si distribuisce nella pianta dei piedi, quali muscoli del corpo si contraggono in seguito ai piccoli spostamenti e si prende coscienza della qualità e della quantità di energia utilizzata per realizzarli, mantenendo sempre l’attenzione anche sulla respirazione.
Una volta percepita la sensazione di essere ben radicati nella terra si esegue il primo tibetano che, con una rotazione e tensione verso l’alto, apre alla relazione con una dimensione diversa, più elevata, con un’energia che comincia a rivelare il suo potere spirituale.
Si eseguono quindi dei passi di danza guidati e si procede con una danza libera focalizzata sull’esplorazione dello spazio circostante, sia nei suoi diversi livelli di altezza (il che induce a fare dei movimenti che stimolano i muscoli delle gambe alternando elevazioni verso l’alto e spostamenti verso il basso) che nei vari angoli della sala. Anche in questo caso è necessario mantenere sempre uno sguardo verso l’interno e coordinare i movimenti con una respirazione profonda. In questo modo si esercita la capacità di osservare l’esterno senza perdere il contatto con se stessi, di essere attori ma anche attenti osservatori.
2^ fase: eliminazione delle negatività - 2° tibetano e 3^ chakra
La seconda è una delle fasi più importanti: la fase catartica. Si comincia col 2° tibetano, quindi con esercizi che rinforzano gli addominali bassi, per poi passare alla stimolazione del terzo chakra con movimenti semplici come gli addominali alti, che tendono a produrne l’apertura. Come già detto, si tratta di un punto fondamentale per l’equilibrio dell’individuo perché influisce sul pancreas; presiede a stomaco, fegato, cistifellea, sistema nervoso. Spesso, infatti, tutto il nervosismo si accumula e somatizza a livello del terzo chakra con manifestazioni patologiche quali la gastrite. Essendo in una posizione intermedia tra secondo e quarto chakra, fa inoltre da collettore tra sesso e amore. Se è aperto, la persona avrà una vita emotiva piena e soddisfacente, mostrerà autorità e potenza, forza e saggezza. Se chiuso l’individuo bloccherà il proprio sentimento, non sentendo nulla.
Dopo questi movimenti eseguiti a terra, ci si alza e inizia la fase del “buttar fuori”; si visualizza di eliminare qualsiasi emozione negativa, se presente; (se non si avverte alcun motivo di disagio psicologico/emozionale non è necessario richiamarlo, ma si può sfruttare la musica per danzare con ritmi accelerati). Questo processo del “buttar fuori” può esser rappresentato con tanti movimenti diversi: visualizzando, ad esempio, la fuoriuscita di un filo dalla parte del corpo in cui si è maggiormente somatizzato, o di spazzare via dalla pelle il marcio che sta dentro strofinando le mani sul corpo verso l’esterno. Si può sfogare la rabbia correndo, dando pugni e calci nell’aria (si possono usare anche dei cuscini), saltando e simulando di schiacciare quello che è stato “scacciato”. Se si vuole si può anche usare la voce, facendo suoni o usando le parole. Il ritmo è piuttosto sostenuto, stimola movimenti molto rapidi.
E’ richiesto un impegno anche fisico notevole, oltre che emozionale e mentale. E’ una vera catarsi.
Ma, come insegna Osho nel libro “il gioco delle emozioni”, ogni emozione negativa ha in sé una bellezza che non va sprecata; contiene all’interno il suo opposto; l’opposto dell’odio è l’amore, l’opposto della rabbia, la compassione.
Il segreto è NON lottare contro quell’emozione negativa, ma andare verso la positività corrispondente; per esempio non lottare contro la rabbia, cercando di eliminarla, di reprimerla, ma al contrario quando arriva la sensazione del sangue che sale alla testa, è importante osservare ciò che sta avvenendo, esserne consapevoli, vedere che è un fuoco che distrugge solo chi lo vive; non è corretto rigettarla su qualcun altro altrimenti si crea una reazione a catena che nuoce a tutti.
Osho consiglia di agire fisicamente in modo da scaricare la rabbia, ad esempio facendo una corsa, o prendendo a pugni un cuscino; ma soprattutto è necessario accendere la luce dell’emozione positiva corrispondente. Se provi rabbia, prova ad essere più compassionevole. Se provi solo rabbia non significa che sei solo quello, ma che hai dimenticato cosa sia la compassione. E se le emozioni negative sono come l’oscurità, si deve ricordare che NON si può lottare contro l’oscurità; l’oscurità può sparire solo accendendo la LUCE… quindi andiamo verso l’emozione positiva corrispondente che rappresenta quella luce.
Sulla base di questa teoria la danza meditativa procede mimando di prendere con le mani da terra tutta la negatività buttata fuori, per trasformarla, ruotando le braccia, in energia positiva, fonte inesauribile per la creatività.
Si apprezza la bellezza ed il valore di ciò che si è vissuto, anche se visto originariamente come negativo, e si trasforma il dolore, la rabbia, lo stress in danza, con una ritrovata armonia. L’energia dell’odio e dell’amore è la stessa, solo che prende direzioni diverse. Riconduciamo quindi quell’energia che ha creato disagio verso una direzione che dà gioia.
3^ fase: purificazione dell'aura con veli - 3° tibetano e 4° chakra
Si alimenta quindi il percorso verso la luce.. verso l’amore. In questa fase si lavora sul chakra del cuore. Si comincia col 3° tibetano in cui il cuore si rivolge verso il cielo. Si continua con movimenti che ne stimolano l’apertura: ci si siede a gambe incrociate e si spinge il petto in varie direzioni, sino ad eseguire rotazioni del busto. I movimenti sono sempre coordinati con la respirazione.
Si procede aprendo le braccia inspirando e immaginando di dare amore al mondo e chiudendo le braccia al petto immaginando di ricevere amore dal mondo. Alla fine si ruota la testa per stimolare anche il 5° chakra che, come detto, influisce sulla tiroide e le sue funzioni ormonali; presiede bronchi, corde vocali, polmoni, esofago ed è responsabile della comunicazione, manifestazione creativa, apertura, indipendenza e senso di responsabilità.
Finita la fase a terra, comincia l’applicazione della tecnica di visualizzazione “pulizia dell’aura”. Si visualizza la propria aura, con particolare focus in corrispondenza delle parti del corpo che hanno più bisogno di cura e si immagina di pulirla con un velo, come se si stesse pulendo una pietra preziosa che necessita di estrema attenzione. Il tutto senza mai dimenticare che si tratta di una danza, che è bene muoversi a tempo di musica e percependo la respirazione. Si procede quindi alla purificazione dell’intero essere con movimenti ampi del velo, vibrazionali, rotazionali.. ognuno esegue movimenti che reputa siano più efficaci per se stesso, sperimentando le varie possibilità di movimento del velo.
E’ un momento molto gioioso e vivace, in cui la sala si riempie di veli colorati che ondeggiano, richiamando le danze orientali, ma nello stesso tempo molto efficace per “creare” il proprio benessere. La visualizzazione della purificazione interiore ed esteriore del proprio essere è potente per la guarigione di molti disagi o anche solo per prevenirli grazie al riequilibrio energetico. Pulire significa andare verso il miglioramento di sé, sia sul piano fisico che mentale ed emozionale: eliminare le scorie che intossicano il corpo, le immagini ed i pensieri negativi che invadono la mente, le emozioni che intasano il corretto fluire dell’energia. L’importante mentre si procede con la pulizia è visualizzare il bello che è insito in noi e che si vuole fare emergere, non solo quel che è “sporco”. Rendere migliore ciò che di buono già abbiamo allontana automaticamente le negatività.. porre luce sul positivo, alimentare i pensieri positivi, fa perdere potere a ciò che inquina.
4^ fase: bolla di luce - 4° tibetano e 1^ e 2^ chakra
Si procede verso la purificazione e la luce stimolando il centro sessuale con il 4° tibetano ed esercizi basati sul movimento del bacino.
In piedi, si effettua il sesto segreto ed esercizi finalizzati all’apertura dei primi due chakra: si sposta il bacino avanti e indietro, di lato, si eseguono rotazioni simulando la danza del ventre. Il tutto, come sempre, ben coordinato con la respirazione.
Quindi si inizia un’altra tecnica di visualizzazione: “la bolla di luce”.
Si immagina di accendere delle piccole luci intorno al corpo..ognuno danzando lo rappresenta nel modo che gli è più congeniale; le luci vanno aumentando di numero ed intensità, sino a creare una bolla di luce che parte dal centro del corpo e lo circonda; la bolla inonda col suo calore, è colma di amore e protegge come uno schermo; nessun male può entrare all’interno di essa, solo energia positiva. La bolla di luce avvolgente ispira una danza libera, goduta, estatica, che si avvale dell’energia potenziata dagli esercizi eseguiti in precedenza per stimolare i chakra.
Anche in questo caso si danza rimanendo osservatori di sé e godendosi lo stato di pace e calore che, in genere, si avverte...
5^ fase: interazione in coppia: pulizia reciproca dell'aura
Raggiunto uno stato di pace e benessere individuale, purificato l’essere nella sua totalità, si può cominciare a interagire con gli altri. Si procede in coppia.
Uno di fronte all’altro si esegue il 5° tibetano, in modo che nella posizione del cobra ci si guardi negli occhi; ci si chiude nella posizione fetale, glutei a contatto con i talloni tenendosi le mani; si continua piegando le gambe con le palme dei piedi a contatto (posizione a farfallina) e tenendosi per mano ci si dondola andando con la schiena terra uno, mentre l’altro avvicina il viso ai piedi in modo da allungare la colonna vertebrale e i tendini delle gambe, in un’alternanza reciproca. Si stendono le gambe, piedi della coppia in contatto, e mantenendo la presa delle mani si fa stretching insieme portando il viso verso le ginocchia; infine si avvicinano i talloni al proprio corpo e ci si alza insieme. Senza staccare le mani, busto a 90° ci si tira ancora per allungare la colonna vertebrale.
Finita la fase dello stretching, inizia la fase della pulizia dell’aura reciproca con i veli; mentre una persona sta ferma l’altra la “pulisce” simulando quasi una doccia purificatrice, danzandole intorno e muovendo il velo e poi ci si dà il cambio.
E’ un momento di gioia ed entusiasmo in cui si alimenta la voglia di dare e ricevere da un altro essere umano, in cui si esce dalla sfera individuale per sentire il piacere del prendersi cura di un’altra persona e di ricevere attenzioni amorevoli. Una scintilla interiore si accende e ci si ricorda l’importanza dell’interazione, dello scambio e della collaborazione.
Finito questo momento di cura reciproca, si gioca insieme con i veli, si danza, si cerca un’armonia di coppia.. è un momento di gioia liberatoria che attinge al bambino che vuole farsi riscoprire dentro ognuno di noi. Spesso ho visto improvvisare il gioco del torero ispirato dalla presenza dei veli, o delle danzatrici orientali, o semplicemente della sperimentazione di figure coreografiche che possono sorgere dall’entusiasmo per quella danza improvvisata, per quel momento di presenza. Sicuramente l’impatto emozionale è positivo e non manca mai il sorriso in chi si diletta in questa ricerca.
6^ fase: cerchio - 6^ e 7^chakra
Dalla consapevolezza di sé, alla percezione del mondo esterno in un altro individuo diverso da sè, alla collocazione di sé nel mondo attraverso lo spunto dell’interazione con tante persone differenti tra loro. Si comincia così la sesta fase stimolando in cerchio il 6^ ed il 7^ chakra con un esercizio che consiste nel simulare con le mani il riempimento di una spugna inspirando e di svuotarla sulla testa espirando e contraendo i muscoli vaginali; quindi si procede con l’allungamento delle braccia sulla testa inspirando e lasciando andare la tensione espirando. Si stimolano così la spiritualità, l’intuizione, i livelli più elevati di consapevolezza e di comunione col divino.
Il cerchio è una figura che ha una simbologia sacra Il cerchio rappresenta la perfezione, la compiutezza, l’unione, ciò che non ha rottura e cesura. Emblema tradizionale di ciò che non ha inizio né fine, formato da una linea unica le cui estremità si ricongiungono per annullarsi l’una nell’altra. Il cerchio sprovvisto di angoli e di spigoli simboleggia l’armonia, che grazie all’assenza di opposizioni, come l’alto e il basso, ecc., traduce l’indifferenziato in un’uguaglianza di principi. È il simbolo dello spirito e dell’immaterialità dell’anima. Il simbolismo del cerchio é duplice, sia magico sia celeste. Il cerchio come cielo rappresenta la dimensione intellettuale e spirituale. Infatti nella sua opposizione al quadrato, il cerchio incarna il cielo in rapporto alla terra, a tutto ciò che è materiale. Il cerchio come cielo è collegato al il ciclo perenne della vita. Questo concetto è ben espresso dalla circonferenza, figura geometrica nella quale non è dato distinguere il principio dalla fine, simbolo dell'eternità e quindi di perfezione. Il movimento circolare, che è anche quello del cielo, è perfetto, immutabile, senza inizio né fine, né variazione; questo fa si che esso possa rappresentare il tempo, il quale, a sua volta, può essere definito come una successione continua e invariabile di istanti tutti identici gli uni agli altri, e da qui il concetto di ciclicità. La circonferenza determina anche un limite separatore tra la superficie interna definita e quella esterna infinita. Il simbolismo del cerchio è strettamente legato a quello del centro, in relazione all’unità primordiale. È il luogo sacro dove si concentrano tutte le energie materiali e spirituali. Di questa circonferenza, i quattro elementi sono i raggi; il centro, che è anche punto centrale della croce, è il punto dal quale i raggi si dipartono ma al qual peraltro convergono, simbolo quindi del Principio da cui tutto trae origine e cui tutto ritorna. Presso i popoli primitivi la circonferenza con il punto centrale è ancora la raffigurazione del sole, il cui calore è associato all'amore, e la luce alla bellezza e alla verità. Il cerchio, come cerchio magico o sfera, è un tempio ben definito, pur non essendo uno spazio fisico. Il cerchio magico ha origini antiche. Alcune sue forme erano utilizzate nell'antica magia babilonese. Anche i maghi cerimoniali del medioevo e del rinascimento le utilizzavano. I cerchi magici venivano usati dai maghi nelle cerimonie per proteggersi dalle forze evocate (tratto da www. Mitiemisteri.it).
Inoltre l’uomo in quanto essere sociale ha la necessità di sentirsi parte di un gruppo ed il cerchio soddisfa questa voglia di aggregazione, attenua il senso di solitudine, fa sprigionare l’amore che è in noi.
E’ nato probabilmente per tutti questi motivi, in molte culture, il rituale della danza in cerchio. Nella danza meditativa in questa fase, dopo gli esercizi di apertura del 6° e 7° chakra, i partecipanti si danno le mani e cominciano a girare lentamente, se possibile, con i passi del sirtaki.
Si può procedere in vari modi in base alle caratteristiche dei presenti: ognuno a turno può eseguire un movimento che viene imitato dagli altri; si gira velocemente da un lato e dall’altro, proprio come si faceva da bambini; si possono svolgere dei movimenti di chiusura verso il centro ed apertura.. con possibili incroci di braccia. Anche in questo caso è importante mantenersi osservatori di sé, pur interagendo col gruppo, essere testimoni dei propri meccanismi; osservare cosa si pensa di sé e degli altri, come ci si pone nel contatto, quali sono le difficoltà che si incontrano, le barriere, qual è l’impatto emozionale e così via. Si osserva e si cerca di essere semplicemente presenti in quel momento.
La fase dinamica finisce qui; dura circa 45 minuti.
7^ fase: meditazione statica guidata
Dopo essersi “scaricati” dalle tensioni con l’attività fisica precedente, si può entrare molto più velocemente in uno stato di silenzio e rilassamento.
Inizia con la settima fase la meditazione statica. La meditazione (come scritto da Osho) è riposo assoluto, l’arresto completo di ogni attività fisica, mentale ed emozionale. Quando si è in uno stato di riposo così profondo che nulla si agita all’interno, quando tutte le azioni cessano, come se si fosse profondamente addormentati pur essendo ancora svegli, si arriva a sapere chi si è. D’un tratto la finestra si apre. Quando si è profondamente rilassati, si sente per la prima volta la propria realtà, ci si trova faccia a faccia con la propria essenza.
E solo quando si impara l’arte di essere in uno stato di quiete, si può essere attivo e in riposo contemporaneamente, poiché allora si ha consapevolezza del fatto che il riposo è qualcosa di talmente interno che non può essere disturbato da nulla di esterno. Si può essere meditativi 24 ore al giorno pur continuando tutte le normali attività quotidiane. Ma, la parola chiave è riposo, rilassamento. Bisogna fare solo ciò che è essenziale e non tutto quello che serve solo ad ammazzare il tempo, e dedicare sempre più energie al viaggio interiore. Allora, quando si riesce ad essere contemporaneamente in riposo e in attività, accade un miracolo. Quel miracolo è l’incontro di sacro e profano, di due mondi, della materia e dello spirito. Ma è importante ricordarsi di prendere la meditazione in modo giocoso, imparando a gioire e divertirsi. Non bisogna essere seri, se si è troppo seri sfugge. La meditazione è celebrazione della vita!
Le tecniche utilizzate per la meditazione statica nei miei incontri possono variare sempre.
A volte si sta in posizione supina, con rilassamento guidato di 10 minuti attraverso la voce e il metodo di Brian Weiss (cd: “Lo specchio del tempo, usare la regressione nel passato per capire il proprio presente”), seguiti da 5 minuti di silenzio assoluto. Altre volte sono io a guidare attraverso tecniche che impegnano inizialmente la mente in modo che non venga catturata da pensieri, che fanno sentire il corpo, la respirazione, tendono ad allentare tutte le tensioni e rimanere rilassati, per poi lasciare le i partecipanti soli nel proprio silenzio, testimoni di sé stessi in un contesto di pace e serenità. Viene chiesto di ripetere gli esercizi di meditazione da soli a casa e, se qualcuno ne sente l’esigenza, la volta successiva si può scambiare la propria esperienza.
Sono positivamente impressionata nel vedere gli effetti benefici della danza meditativa. Dopo gli incontri le persone riferiscono di sentirsi toniche, leggere e svuotate, abbandonano molte delle tensioni con cui erano arrivate e vedono tutto con maggiore lucidità.
La danza meditativa è tanto più efficace quanto più praticata con costanza. Ogni volta si scende un po’ di più nelle profondità del proprio Sé e nello stesso tempo si fa esercizio fisico con tutti i benefici che il movimento comporta.
Ma solo sperimentandola personalmente, sul proprio corpo, si può capire, altrimenti rimane solo nella sfera mentale. Quindi vi invito a venire a provare!
Federica Aluzzo
(che non è “saggia” come sembra… non fatevi illusioni! J)
Centro Reiki Milano Sito a cura del Master Reiki Gianluigi Costa.
Presidente e
Responsabile Didattico Nazionale dell'Associazione Italiana Reiki.
Seminari e Corsi a: Milano, Roma, Torino e Palermo..
P.I. 04662100967
Centro Amoreiki - c/o Associazione Italiana Reiki via Teocrito 50, ingresso da via Cirenei 10, Milano
- Tel. - 329.7223672 Per la mappa clicca qui
Nel mese di luglio 2006 la nostra associazione (Associazione Italiana
Reiki) ha fatto una scelta importante per il Reiki in Italia, questa scelta e stata determinata
dall’incontro con il Maestro Hyakuten Inamoto. Il quale ci ha onorato della sua presenza e ci ha
trasmesso gran parte degli insegnamenti tradizionali giapponesi. L’altro evento significativo è
avvenuto alla fine del 2000, anno in cui sono giunti in Italia gli insegnamenti
del Maestro Hiroshi Doi, master Reiki iniziato al Reiki occidentale e successivamente membro della
Usui Reiki Ryoho Gakkai (la scuola Reiki fondata da Usui Sensei).
Dal mese di settembre 2006, abbiamo deciso di insegnare solamente il Reiki Tradizionale Giapponese.
Abbiamo inserito tutte le tecniche che in occidente non erano mai arrivate prima, Reiju
(Armonizzazioni/iniziazioni) compresi. Inoltre abbiamo scremato tutte le tecniche Reiki occidentali
(inventate in occidente), quindi non tradizionali.
Le tecniche Reiki insegnate oggi dalla nostra associazione sono quanto di più vicino all’origine si
possa trovare oggi in Italia e probabilmente in occidente.
I nostri seminari di Reiki sono una fusione armonica degli insegnamenti tradizionali portati avanti
dalla Komyo Reiki Kai (scuola Reiki tradizionale del Maestro Rev. Hyakuten Inamoto) e della Gendai
Reiki (scuola Tradizionale del Maestro Hiroshi Doi. Quando in questo sito viene utilizzata la parola “Guarigione”
o suoi sinonimi, devono essere interpretati come felicità, pace, armonia, guarigione spirituale.
Eventuali miglioramenti dello stato fisico andranno interpretati come un possibile effetto di questo ritrovato stato di armonia. L'operatore
Reiki non è un medico. In nessun caso può prescrivere o sconsigliare l’uso di farmaci, cure o
terapie.